Il 4 novembre 1966 una fortissima alluvione colpì Firenze. In poco tempo il fiume Arno tracimò e inondò, con il suo carico di fango e detriti, la città. Le vittime furono decine e si dovette aggiungere, al triste bilancio delle morti, anche gli irreparabili danni provocati dall'alluvione al patrimonio artistico e culturale. Il Crocefisso di Cimabue, migliaia di volumi della Biblioteca Nazionale Centrale, il Battistero, gli Uffizi, tutto fu inondato dal fango e tremendamente danneggiato. La città, patrimonio dell'umanità e culla del rinascimento, era stata ferita da un flusso d'acqua distruttivo che avanzando travolse tutto ciò che incontrava. In quel tempo accadde però una cosa bellissima. Da tutto il mondo iniziarono a giungere a Firenze giovani con l'intento di ripulire dal fango quell'immensa città museo.
Giovani da ogni dove e di ogni estrazione sociale iniziarono a spalare il fango dalle strade, a ripulire delicatamente gli antichi manoscritti della Biblioteca Nazionale Centrale, a distribuire viveri e generi di conforto alla popolazione provata dal disastro. Furono chiamati gli Angeli del fango. Il primo movimento italiano spontaneo di solidarietà animato principalmente da associazioni di sinistra e cattoliche. Quarantacinque anni dopo la storia si ripete, questa volta a Genova. Un po’ perché in quasi cinquant'anni non siamo stati capaci di rimettere in sesto il nostro paese troppe volte colpito da disastri a causa del dissesto idrogeologico, un po’ perché forse qualcosa in quella coscienza che animò i ragazzi di allora sta lentamente riemergendo.
Quello che ci vorrebbe per l'intero paese: spalare il fango, rimuovere le vischiosità, ricostruirlo materialmente e moralmente. Il lavoro di queste ragazze e questi ragazzi deve esserci da esempio affinché nessuno di noi si senta estraneo al grande compito che ci attende. Un paese alla deriva, senza bussola né timoniere, rischia di sbandare pericolosamente. A noi spetta il compito di ripulirlo non solo dal fango, ma anche dai gravi problemi che lo attanagliano. A noi spetta il compito di ricostruirlo, ripartendo dallo spirito solidaristico, dall'unione, dallacooperazione. Dobbiamo ritrovare il senso delle nostre esistenze nel nostro agire collettivamente, è importante riiniziare a prendere a cuore le cose, rimboccarci le maniche e lavorare insieme.
Non cadiamo nell'orribile tranello di chi vuol farci credere che solo individualmente riusciremo ad emergere,guardiamo quanto grande sia il lavoro di chi agisce insieme. Ricostruiamo i rapporti e le relazioni o creiamone di nuove. Abbiamo un presente e un futuro, è il momento di prenderci entrambi vivendoli da protagonisti.
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